L’Italia sta attraversando una fase decisiva nel percorso di adeguamento alla Direttiva Europea Case Green, che impone entro il 2030 la riqualificazione del 15% degli edifici oggi collocati nelle classi energetiche meno efficienti (F e G), percentuale destinata a salire al 26% entro il 2033. Un obiettivo rilevante, soprattutto alla luce delle stime che fotografano un patrimonio immobiliare in larga parte energivoro: il 57,6% degli immobili italiani rientra nelle classi F e G, pari a circa 7 milioni di edifici che necessiteranno interventi strutturali in pochi anni. In questo scenario, la Legge di Bilancio 2026 — qualora approvata — confermerebbe la proroga almeno parziale di misure chiave come Bonus Ristrutturazione ed Ecobonus, leve strategiche per accompagnare cittadini e operatori verso gli standard imposti dall’UE.
È in questo contesto di forte pressione regolatoria e crescente attenzione alla qualità del costruito che si inserisce l’indagine condotta da Humans&Data Insight con Ipsos per Harley&Dikkinson – società leader in Italia da oltre 20 anni nella valorizzazione degli edifici esistenti – pensata per monitorare comportamenti, aspettative e propensioni degli italiani rispetto alla ristrutturazione nei prossimi 12 mesi. Le evidenze raccolte offrono una fotografia puntuale del sentiment del mercato e dei driver che influenzeranno le decisioni di investimento nel breve periodo.
“Le direttive europee ci indicano un percorso preciso verso edifici a zero emissioni entro il 2050, e muoversi ora significa arrivare preparati ai nuovi standard; per questo abbiamo commissionato questa ricerca a Humans&Data”, ha dichiarato Alessandro Ponti, Presidente di Harley&Dikkinson e committente della ricerca. “Gli incentivi oggi disponibili non sono solo un beneficio economico, ma una leva strategica per ridurre i consumi, abbassare le bollette e migliorare il comfort abitativo. Gli italiani lo stanno comprendendo e stanno orientando sempre più le proprie scelte verso interventi di riqualificazione che aumentano il valore delle loro case e, soprattutto, la qualità della vita delle loro famiglie”.
Proprietari di casa nei piccoli borghi, nelle città dominano gli affitti – La fotografia del campione evidenzia un profilo abitativo che si distingue dalla media nazionale. Le persone occupate e con istruzione medio-alta risultano proprietarie di un’abitazione nell’83% dei casi, un valore superiore al 77% rilevato a livello nazionale. La proprietà è particolarmente diffusa nei centri medio-piccoli, tra i 30.000 e i 100.000 abitanti, mentre nei comuni oltre i 100.000 abitanti aumenta la quota di chi vive in affitto. Sul fronte tipologico, prevale l’abitare in condominio: il 64% del campione vive in un appartamento, mentre il 35% risiede in villette o case indipendenti. Il trend conferma che la propensione al condominio cresce al crescere della dimensione dei comuni, raggiungendo l’81% nelle città sopra i 100.000 abitanti — soprattutto nel Nord-Ovest — mentre le villette restano caratteristiche dei contesti più piccoli, toccando il 60% nei comuni sotto i 10.000 abitanti, vale a dire borghi, periferie e aree rurali.
Percepita da 1 italiano intervistato su 2 la necessità di riqualificare gli immobili – La necessità di riqualificare il patrimonio edilizio nazionale risulta ormai percepita da oltre la metà del campione intervistato, complice il contesto europeo e le misure fiscali previste entro il 2026, che rendono strategico intervenire tempestivamente sugli immobili. Dai dati raccolti emerge che il 57% del campione ha ristrutturato la propria abitazione nell’ultimo anno o prevede di farlo nei prossimi 12 mesi (il 2% ha dato più di una risposta evidenziando considerando anche la seconda casa): il 18% ha effettuato interventi in passato, mentre il 39% dichiara di avere in programma lavori nell’anno a venire, con una prevalenza di interventi sulla prima casa. Le informazioni di dettaglio confermano questa tendenza: il 14% ha ristrutturato la prima casa nell’ultimo anno e il 4% la seconda casa, mentre il 30% prevede di intervenire sulla prima casa nei prossimi 12 mesi, a cui si aggiunge un 9% intenzionato a riqualificare la seconda casa.
Resta invece stabile un 45% che non ha ristrutturato nell’ultimo anno e non intende farlo nel prossimo: una scelta che potrebbe rivelarsi penalizzante alla luce degli obiettivi di efficientamento fissati dalle direttive europee, pur considerando la possibilità che una parte di questo segmento abbia già beneficiato degli incentivi del Superbonus negli anni precedenti.
Le analisi territoriali evidenziano una maggiore incidenza degli interventi effettuati nel Sud e nelle Isole, mentre l’intenzione di ristrutturare nei prossimi 12 mesi è più diffusa tra gli uomini, tra chi risiede nel Centro e nel Sud/Isole, e in particolare nei centri urbani tra 30.000 e 100.000 abitanti. Al contrario, la mancata intenzione di riqualificare nei prossimi mesi è maggiormente concentrata nel Nord-Est.
Scegliere l’impresa nel 2025: prevale ancora il passaparola – La scelta dell’impresa di ristrutturazione nel 2025 continua a dipendere in larga misura dalle relazioni fiduciarie: il 47% degli intervistati individua l’azienda a cui affidarsi attraverso il passaparola, confermandolo come primo canale di attivazione. Seguono la ricerca online con il 35%, la televisione con il 15%, e a ruota i canali social con l’11%, mentre newsletter, stampa e cartellonistica ricoprono ruoli più marginali. L’analisi per territorio e fascia d’età evidenzia inoltre che strumenti come social, TV, newsletter e cartellonistica risultano più efficaci nei centri tra i 30.000 e i 100.000 abitanti, con una maggiore incidenza della TV anche nei comuni oltre i 100.000 abitanti; le newsletter, invece, funzionano meglio tra i residenti del Sud e delle Isole, mentre la Stampa nel Nord-Ovest.
Spostandosi dai canali ai criteri effettivi di valutazione, emergono priorità nette nelle logiche di scelta dell’impresa. Al primo posto si conferma il rapporto qualità/prezzo con il 21%, seguito dalla trasparenza e garanzia dei costi al 20% e dalla reputazione dell’impresa – validata da recensioni positive – al 19%. A seguire, la garanzia del risultato pesa per il 14%, le garanzie sui tempi per il 9%, la segnalazione dell’architetto o progettista per il 7%, la formula pacchetto completo per il 6%, e infine la presenza di showroom per il 4%. Le elaborazioni successive mostrano che nel Nord Est e nel Centro Italia si dà una rilevanza maggiore alla reputazione dell’impresa, mentre tra gli intervistati di età compresa tra i 46 e i 55 anni cresce la sensibilità verso il rispetto delle tempistiche.
Analizzando specificamente chi prevede di ristrutturare una seconda casa, emergono priorità differenti: per questa categoria l’importanza del rapporto qualità/prezzo sale al 24% (rispetto al 21% generale), mentre la trasparenza e garanzia dei costi arriva al 22% (contro il 20% medio). Anche il tema delle garanzie sui tempi assume maggior peso, raggiungendo il 17% contro il 9% generale; al contrario, per chi intende ristrutturare la casa in cui vive questo driver scende significativamente fino al 6%. Questo comportamento indica che gli interventi sulla seconda casa vengono percepiti come investimenti più strutturali, per i quali si richiede un livello più elevato di certezze economiche e di pianificazione.
Comunicato stampa di Press Play per Harley&Dikkinson
